APPUNTI DI CINEMA: IL CAPITALE UMANO di PAOLO VIRZI’

Recensione di Dhany Coraucci

Ci sono molti fattori che concorrono al calcolo del “capitale umano” ma qui è riferito al linguaggio assicurativo e lo si utilizza per stabilire quanto vale la vita di un uomo, in caso di risarcimento. Naturalmente la spietatezza di questo calcolo vale già come metafora universale e deflagrante sulla condizione umana, ma i tre (sottolineo 3) sceneggiatori del film non hanno trovato altro modo che inserirlo in un’annotazione a fine film, prima dei titoli di coda, quando, invece, proprio questa somma conferisce all’opera il suo più alto traguardo. Io non penso alla situazione politica italiana e in particolare a quella del nord, sia la Brianza o un’altra zona emblematica, quando una storia è bella, vale per tutto e per tutti, non a caso il romanzo che ha ispirato Virzì è americano, ambientato nel Connecticut. Devo dirlo subito, il film è molto bello, la prima parte poi è bellissima, nella seconda si intravede, purtroppo, qualche impaccio, ma resta comunque un film intenso che colpisce e fa riflettere. La storia è amarissima ed è divisa in capitoli, ognuno dedicato a un personaggio. Questo congegno (molto americano, a dire il vero) è efficace poiché per lo stesso episodio scrutiamo la verità che si cela dietro ad ognuno, il mondo interiore nascosto, la più disincantata fragilità. Poi il film vira nel noir e mi ha ricordato Il Falò delle Vanità di Brian de Palma ed è un campo, questo, in cui gli italiani hanno ancora da imparare rispetto agli americani, il congegno, infatti, un po’ si incrina, se avesse mantenuto lo stesso ritmo incalzante della prima parte sarebbe stato un capolavoro; per non parlare del finale che ingenuamente accomoda le cose, come a dare un contentino che stona con l’atmosfera cupa e disillusa del film: ma non c’è niente da fare, certe coraggiose prese di posizione (intendo, vuoi mostrare la miseria umana? Allora vai fino in fondo, spingi sull’acceleratore, tanto non ci credo che le cose si accomodano, chi perde continua a perdere e chi vince continua a vincere) appartengono agli artisti e Virzì non lo è, però è un bravo regista. Su tutti gli attori, finalmente bravissimi, spicca Bentivoglio (perfino la Tedeschi è riuscita a recitare bene), ma mi spiace per Lo Cascio che è tagliato fuori dagli onori della locandina e delle interviste, mentre è così dannatamente intenso.


 

 

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