APPUNTI DI CINEMA - HEART OF THE SEA di Ron Howard

Recensione di Dhany Coraucci

Più della balena bianca o della baleniera contro la quale si accanisce, protagonista di questo film è il mare. Dagli abissi più profondi che vediamo in apertura, alle tempeste, alla sua immensità. Ron Howard ci racconta il cuore del mare, non alla maniera di Melville, con quel respiro interiore, esistenzialista perché in fondo il film è tratto da una storia scritta nel 2000 proprio riferita alla baleniera Essex che ha ispirato l'autore ottocentesco per il suo romanzo più famoso (riscoperto poi nel 1921). La prima parte è magnifica e deve essere assolutamente vista al cinema; la seconda parte si dilunga un po' sull'agonia del naufragio e il mare è quello che non approda a nessuna riva. Non c'è spazio per visioni tormentate o metafore dell'anima perché Ron Howard è un regista hollywoodiano nel senso più buono, in grado di unire la spettacolarità a un senso di avventura e di puro intrattenimento che appartiene al cinema d'altri tempi, però con un elevatissimo e sapiente uso delle nuove tecnologie. A me, infatti, più che il Moby Dick di John Huston mi ha ricordato Gli Ammutinati del Bounty, senza però la sua crudeltà e soprattutto senza Marlon Brando. Tuttavia il primo ufficiale Chase (Chris Hemsworth) l'ho trovato, oltreché bellissimo, anche molto bravo e seguiamo con passione la sua avventura sui mari improntata alla più nobile lealtà ma anche a una consuetudine all'ingiustizia e alla sfortuna che ce lo rendono da subito simpatico. Tra lui e la gigantesca balena non c'è una vera e propria sfida, piuttosto una comune ricerca della salvezza, della sopravvivenza, infatti il cetaceo è più protettivo che malvagio e se intraprende una lotta furibonda contro gli esseri umani è per difendere e preservare la sua specie, la quale, del resto, è stata ugualmente decimata.

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