APPUNTI DI CINEMA - MR HOLMES: IL MISTERO DEL CASO IRRISOLTO di Bill Condon

Recensione di Dhany Coraucci

Innanzitutto non bisogna avere fretta: a guidarci in questo particolare, raffinato thriller filosofico è un 93enne che cammina curvo e adagio, fatica a fare le scale e si dimentica delle cose. E poi si deve avere una certa affinità con l'Inghilterra, perché questo film è inglese fino al midollo. A cominciare dal suo protagonista Ian Mc Kellen che è uno dei più grandi attori teatrali britannici (ricordo la sua magnifica interpretazione di Riccardo III ,1995) il quale, a sua volta, impersona il più celebre detective inglese di tutti i tempi, Sherlock Holmes che trascorre la vecchiaia nella più tradizionale (e splendida) campagna inglese con tanto di cottage, verdi prati, bianche scogliere e.... api. L'ultimo mistero è sepolto in un senso di colpa che è difficile da evocare. Potete immaginare che non si tratta di un'indagine consueta, l'unico testimone attendibile (si fa per dire) è la sua memoria, che affiora lentamente come i suoi passi, a tratti sfocata, a tratti lucida; e gli unici indizi sono racchiusi nella misteriosa foto di una donna bella con gli occhi tristi. Poi c'è anche tutta la storia legata al Giappone di Hiroshima che non vi sto a raccontare e ci sono le giornate pigre e affaticate nel cottage sorvegliato dall'arcigna (ma sempre affascinante) Laura Linney, governante vedova con figlioletto curioso a carico. Secondo me l'intento del regista Bill Condon (lui e Ian hanno già lavorato insieme in Demoni e Dei, 1998, biografia del regista di Frankenstein morto suicida, James Whale) non è smitizzare il mito, quanto prenderlo a esempio per raccontare come sia arduo lavorare sulla logica quando c'è sempre qualcosa che sfugge a ogni logica. C'è una bellissima scena, dura due minuti, ma è talmente intensa da riscattare tutta la lentezza del film dove Sherlock Holmes rivela il mistero e soprattutto la verità della sua vita: ovviamente non vi dico qual è, ma è lì che si concentra tutta la filosofia più eclatante e pessimista, lì che ritrovo il pensiero dei miei filosofi prediletti e dunque vale la pena resistere, anche se in voi non c'è alcuna affinità con l'Inghilterra. Poi il film prosegue lasciando in disparte quell'arguta visione e se fosse finito male, a me sarebbe piaciuto molto di più.

CIVICO32, presso il Cortile Cafè | via Nazario Sauro 24/b | Bologna

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