APPUNTI DI CINEMA: PADRI E FIGLIE di Gabriele Muccino

Recensione di Dhany Coraucci

“Eravamo nati in una casa piena di complicazioni, di drammi, di dolori” scriveva Pat Conroy nel suo splendido libro Il Principe delle Maree e direi che lo stesso vale per i protagonisti di questa storia. Case di questo genere è facile che siano tutt'altro che confortevoli e che si desideri uscirne al più presto, ma non è questo che accade. Il film mi è piaciuto molto e per certi versi mi ha sorpreso: non ci si addentra soltanto in stanze in cui la famiglia vive drammi che colpiscono e che commuovono, ma si perlustra anche uno spazio (quello del disagio sessuale) che al cinema è sempre poco indagato. Il parallelismo tra il passato e il presente funziona benissimo a mio parere, la storia che racconta della figlia da piccola e contemporaneamente da grande da' un ritmo che corre veloce e si è impazienti di sapere quando i due piani temporali si intersecheranno. Troppo triste? Lo è, ma la drammaticità è ben sostenuta dagli attori straordinari e Russell Crowe qui è magnifico, come lo sono le “figlie”. C'è qualche imperfezione nella sceneggiatura e non si capisce come possa uno scrittore che ha vinto il premio Pulitzer non avere degli amici che lo aiutino nelle sue numerose avversità (c'è l'editor ma quella, si sa, è una figura senz'anima). A Muccino piace immergere i suoi protagonisti in un gorgo di sfortune e colpi bassi e difficoltà (vedi il bellissimo Alla Ricerca della Felicità- 2006-) e se la lotta estenuante nel combatterli e superarli è molto “americana” è anche vero che qui proprio tutto non si aggiusta. Se c'è qualcosa che non funziona è la colonna sonora di Paolo Buonvino che per me è davvero insopportabile, perché pomposa e melodrammatica e su certe scene già parecchio tragiche fa un effetto stucchevole che poteva tranquillamente essere evitato, infatti doveva occuparsene il grande James Horner, prima di morire ancora troppo giovane in un incidente aereo.

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