APPUNTI DI CINEMA: THE MARTIAN - SOPRAVVISSUTO di Ridley Scott

Recensione di Dhany Coraucci

C'erano tre motivi per cui avrebbe dovuto piacermi questo film: il primo è che adoro la fantascienza, il secondo è che adoro Matt Damon e il terzo è che adoro (non tutti, ma quasi!) i film di Ridley Scott. E' con grande dispiacere, quindi, che lo faccio scivolare dentro la mia personalissima scatola nera dei film che non solo dimenticherò, ma che ho già dimenticato. Trama esile (ma si sapeva), finale scontatissimo (e si sapeva anche questo); non manca il ritmo, visto la sottigliezza della vicenda, però non mi consola. A suo favore, proprio perché i tre motivi di cui sopra non sono motivi qualunque, posso dire che al di là dello spirito di sopravvivenza che, sempre per i miei personalissimi parametri, non è un tema che mi emozioni particolarmente, viene esaltata una solidarietà su cui è sempre bene porre l'accento, anche se nel recupero del sopravvissuto e quindi nel valore assoluto di ogni vita umana, i toni sono troppo enfatizzati e lirici e non basta stemperarli con le note gioiose e un po' trash della disco anni settanta, che tutti canticchiamo insieme a Matt nell'abitacolo della sua solitaria navicella: come si dice, quel che è troppo, è troppo! Qualcuno l'ha paragonato a Interstellar: sempre per la mia personalissima visione e per usare la metafora delle patate che poi tanto metafora non è, è come paragonare un soufflé alto e soffice (difficilissimo da ottenere, se vi intendete di cucina) servito da Chez Maxim a Parigi a una patata lessa, scondita servita su un piatto di plastica alla fira di “sdaz”. Per piacere, non toccatemi Interstellar!

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