APPUNTI DI CINEMA: SUITE FRANCESE di Saul Dibb

Recensione di Dhany Coraucci

“La tragedia della guerra è che usa i migliori uomini per farne i peggiori” disse il pastore americano Henry Fosdick e personalmente faccio fatica a credere al ritratto di un ufficiale (qualunque sia la sua appartenenza) gentile e sensibile, perché il maggior pericolo di ogni guerra è la traccia di bestialità che si rivela o si scatena indistintamente in tutti gli esseri umani, sia anche motivata dalla sola sopravvivenza. Questo non vuol dire che non siano esistiti soldati gentili e sensibili o che la passione umanitaria non abbia preso il sopravvento, ma il lato oscuro di ognuno, nelle storie di guerra, per me è imprescindibile. Ciò nonostante ho amato moltissimo la dolcezza dell'ufficiale tedesco Bruno Von Falk (Matthias Schoenaerts, bellissimo attore belga), una dolcezza a tutto tondo, tanto più intensa e inconsueta perché appartenente alla fazione dei “cattivi”. Mi ricorda un'altra figura di giovane ufficiale tedesco di delicata emotività, uno dei rarissimi ritratti carichi di umanità riferiti all'esercito germanico, in un film di guerra meraviglioso del 1958, uno dei più intensi in assoluto e senz'altro il più profondo della “vecchia guardia”: I Giovani Leoni di Edward Dmytryk con un Marlon Brando indimenticabile nei panni di un giovane e ambizioso nazista che acquista consapevolezza man mano che la sua sensibilità, travolgente come un'onda, affiora. Non siamo a quei livelli, va detto subito. Anche qui ci sarebbe una passione travolgente, per di più d'amore, per il nemico. Ma se l'ufficiale Bruno è convincente come musicista e compositore di musica classica dai modi gentili e rispettosi e lo è ancora di più nella figura delicatissima di uomo perdutamente innamorato, il fuoco della passione che avrebbe dovuto bruciare non ha prodotto, secondo me, un gran calore. Ma questo dipende dal fatto, immagino, che gran calore nella recitazione di Michelle Williams io non l'ho mai avvertito, fin dai tempi di Brokeback Mountain, la stessa identica espressione spaurita. Anche nei momenti del dubbio, della presa di coscienza patriottica che la conduce sulla strada combattiva della resistenza, gran tormento in lei non l'ho proprio visto. Se penso a una passione divorante tra “nemici”, durante la guerra, come non ricordarsi de La Figlia di Ryan di David Lean (1970), altro che fuoco, lì sono poche le scene d'amore, ma scatenano un vero incendio! E' inutile, comunque, abbandonarsi a tutta questa nostalgia per film del passato, anche se è già significativo del fatto che di questo film dubito che mi ricorderò così a lungo. E' ben fatta l'ambientazione, la descrizione dei personaggi di contorno (tra tutti la suocera perfida, ma si sa che Kristin Scott Thomas è una grande attrice e lei sì che fa sentire le sue “fiamme”), il tratteggio della provincia afflitta dalle pene della guerra. Ma non si può pretendere troppo da un libro incompiuto, pur nell'eccezionalità della sua storia.

CIVICO32, presso il Cortile Cafè | via Nazario Sauro 24/b | Bologna

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