APPUNTI DI CINEMA: OSCAR 2015

Commento di Dhany Coraucci

Quest'anno alla cerimonia degli Oscar tutti i film in concorso erano di un'eccellenza senza pari, per cui nell'assegnazione dei premi vi è stata comunque una grande gioia. Un anno davvero eccezionale per il cinema e come ha detto Sean Penn, salito sul palco per assegnare l'oscar al miglior film, tutte le pellicole candidate hanno lasciato un segno così forte che rimarrà indelebile nel tempo indipendentemente dai premi ricevuti. Certo, un piccolo, enorme, tagliente dispiacere l'ho provato quando ho saputo che INTERSTELLAR a cui io assegno il mio personale Oscar di Magnificenza è stato quasi totalmente escluso e non se ne capisce la ragione dal momento che l'anno scorso un altro film “interstellare” molto meno incisivo e profondo si è aggiudicato un sacco di premi (Gravity), ma gli americani per quanto popolo prevedibile e corretto sono capaci di queste scorrettezze artistiche e non se ne curano un granché. In ogni caso non posso lamentarmi, davvero, sono appagata sotto tutti i punti di vista perché amo profondamente i film e gli attori premiati e per quanto la cerimonia conservi sempre quell'aria pacchiana e sfarzosa a tratti irritante, riserva sempre delle magie irripetibili, davvero uniche. Come quella che mi ha regalato l'Oscar alla Miglior Sceneggiatura non originale assegnata a GRAHAM MOORE per IMITATION GAME. Questo film è nel mio cuore e non ha avuto grandi riconoscimenti se non questo, tuttavia il premio ricevuto è stata l'occasione per una delle dediche più toccanti che abbia mai udito e che mi coinvolge nel profondo. Giovanissimo, ma con l'aria ancora più giovane di un adolescente, Graham Moore visibilmente emozionato ha commentato l'Oscar in questo modo: “Quando avevo 16 anni ho cercato di suicidarmi perché mi sentivo strano, mi sentivo diverso, mi sentivo di non appartenere a questo mondo. Ma ora sono su questo palco. Vorrei che questo momento fosse per quei ragazzi là fuori che si sentono strani o diversi. Potete farcela. Promettete a voi stessi di farcela. Fatelo. Rimanete strani. Rimanete diversi”. Sembra un consiglio semplice, addirittura banale, ma per chi è tormentato dalla diversità e dalle crisi d'identità è un discorso coraggiosissimo, di cui c'è bisogno. Poi ho esultato per tutti i premi vinti da BIRDMAN, altro capolavoro sull'identità che tutti agli Oscar hanno etichettato come divertentissimo ma che a me è piaciuto proprio per il suo alto tasso di disperazione (a proposito di stranezza, è tutto.... normale!!!). Peccato per MICHAEL KEATON che l'Academy non ha riconosciuto come miglior attore, difficile che abbia altre chance di salire su quel palco; peccato per CUMBERBATCH che per me era il migliore e peccato anche per BRADLEY COOPER, ma la performance di REDMAYNE dedicata a chi combatte la SLA (come quella dell'altro oscar JULIANNE MOORE contro l'alzheimer), era scontato che venisse premiata: la malattia per Hollywood è ancora il terreno più accidentato, quello più spaventoso e pericoloso che si contrappone con violenza e ferocia ai bei praticelli curati della “remise en forme” della giovinezza chirurgica e della padronanza di sé ed il solo mostrarla, nonché riconoscerla, è un atto di cui va già molto fiera. Volevo terminare con i miei personali oscar “Anti-Eleganza” come faccio tutti gli anni, ma questa volta sono in difficoltà e devo ricredermi sulla genetica cialtroneria americana perché le star migliorano sempre di più il loro look. Perfino LADY GAGA (guanti rossi di gomma a parte) si è presentata in un classico, innocente, bianco, vaporoso abito da cerimonia che avrebbe fatto invidia a Cenerentola.

CIVICO32, presso il Cortile Cafè | via Nazario Sauro 24/b | Bologna

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