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APPUNTI DI CINEMA: IL NOME DEL FIGLIO di FRANCESCA ARCHIBUGI

Recensione di Dhany Coraucci

Certo non si può dire che in fatto di originalità e fantasia gli italiani nel cinema si distinguano; se per questo, nemmeno gli italiani nel teatro: della commedia francese Le Prénom di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte da cui gli stessi scrittori hanno tratto il film Cena tra Amici, ce ne sono due di versioni italiane, a poco più di anno di distanza, una teatrale voluta dalla Ferilli (Le Paté de la Maison) e una cinematografica voluta dall'Archibugi. Tutte e due sono insapori se vengono messe a confronto della raffinata, graffiante e non consolatoria prelibatezza francese la quale, come il camembert, ha un profumo forte e acre, gustosissimo al palato. E tutte e due, pur sfruttando pedissequamente l'ineccepibile ricetta francese, hanno aggiunto degli ingredienti di casa nostra, purtroppo sempre quelli, già cucinati in mille altri piatti italiani, con il risultato, più o meno riuscito, di portare in tavola un intruglio commestibile che non vuole scontentare nessuno, che vuole lasciare la bocca buona a tutti i costi, con quel sorriso buono, a tutti i costi. Hanno un bel da dire, infatti, l'Archibugi e Francesco Piccolo, lo scrittore che ha vinto il Premio Strega 2014 con uno di quei romanzi italiani che non leggerò mai (apro parentesi per dire che.... non aprirò una parentesi su questa questione), qui in veste di sceneggiatore, che non si tratta di una versione italianizzata del film francese: ah no? I flashback dell'infanzia, della famiglia come era un tempo, intrisi di sdolcinata malinconia.... no? E quella critica assai poco pepata alla sinistra italiana con la presa in giro del solito intellettuale snob e un po' ridicolo... no? E la canzone di Lucio Dalla “Telefonami tra vent'anni” cantata da tutti i protagonisti bambini e adulti che ha fatto sciogliere (o meglio “fondere” se vogliamo usare il linguaggio culinario) tutti i critici come burro a bagnomaria, al punto che viene considerata la scena-madre.... no? Va bene, posso dare il beneficio del dubbio. Ma la figura della scrittrice ignorante (che dico? ignorantissima) verace e volgare che ha un enorme successo con un libretto un po' piccante, interpretata dalla Ramazzotti, questa è una storia italiana al 100%; che si trasformi, poi, nel personaggio-chiave che salva tutti gli altri dal baratro dei loro fallimenti grazie alla sua spontaneità così autentica e buona (e nauseabonda) e che finisca anche per scrivere come si deve, citando addirittura Cechov, aiutatemi, è un boccone davvero indigesto! Meno male che c'è Alessandro Gassman, lui è l'eccellente dessert che mi riconcilia col mondo, anzi, con l'Italia: è magnifico, è bello e magnifico. Cameriere! Ne vorrei un'altra porzione, grazie!