APPUNTI DI CINEMA: EXODUS - DEI E RE di RIDLEY SCOTT

Recensione di Dhany Coraucci

Forse sembrerò irriverente, ma di questo kolossal biblico le parti che mi sono piaciute di più sono quelle relative alle ferocissime battaglie e alle piaghe d'Egitto, assolutamente spettacolari, avvincenti e perfide. E naturalmente tutta la messinscena virtuale e magnifica, con dispendio di effetti speciali di grande impatto (ma questo era quasi scontato, ora si è sempre tecnologicamente strepitosi). Sono rimasta molto delusa, invece, da tutto il resto. E vi dirò un'altra cosa, mi sono molto impegnata: per quasi tutto il film sono stata compita e paziente se non che nell'ultima parte, quando si è giunti al grande esodo, ebbene sì, in quel momento ho perso il mio prodigioso self-control e ho rimpianto a gran voce Charlton Heston e il suo popolarissimo Mosè ne I Dieci Comandamenti (1956), perché, per quanto sia stato patinato, favolistico e per così dire, ornamentale, là l'afflato religioso era ben vivo, commosso e potente. Qui invece, forse anche nel tentativo di modernizzare la storia del leggendario profeta, non l'ho percepito affatto, né all'inizio né alla fine, proprio non ho visto brillare alcuna fiamma mistica, né devoto bagliore. Anzi, per essere un costosissimo prodotto hollywoodiano, l'ho trovato piuttosto dozzinale nella sceneggiatura, superficiale nella descrizione dei personaggi e, Christian Bale a parte, che è bravo e non si può dir nulla, inefficace nella scelta del cast: a cominciare dall'allampanato Joel Edgerton (Ramses) monocorde nel rappresentare il complessato e fragile antagonista, passando da Golshifteh Farahani (Nefertari moglie di Ramses) bruttina e insignificante (ma come?? la bellissima egiziana Nefertari sempre slavata e senza trucco e con una massa sgraziata di ricci?? ) e in generale tutti i personaggi femminili, senza alcun piglio o fascino, per giungere (orrore!!) all'insopportabile bambinetto supponente e antipatico e nemmeno tanto bravo a recitare, chiamato ad essere la trasfigurazione di dio; del resto al cinema le rappresentazioni del bene difficilmente superano il confronto con quelle del male, almeno in termini di fantasia e oscuro fascino, per cui, irriverente o no, quasi avrei preferito venisse rappresentato con la classica voce tonante. In ogni caso, senza troppo infierire, è un filmone di quelli che si guardano con (relativo) piacere e che poi quasi subito si dimenticano, nonostante Ridley Scott, suppongo, vi si sia dedicato con tutte le migliori intenzioni: il film, infatti, ha una dedica speciale sui titoli di coda in memoria del fratello Tony, anch'esso regista, scomparso nel 2012.

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