APPUNTI DI CINEMA - L'ULTIMA PAROLA, LA VERA STORIA DI DALTON TRUMBO di Jay Roach

Recensione di Dhany Coraucci

Se avessi avuto ancora dei dubbi, ora so per certo che Il Prestanome è davvero un film magnifico. Non ho sbagliato recensione, mi riferisco proprio al film di Martin Ritt del 1976 che ha come protagonista Woody Allen. Naturalmente queste considerazioni non promettono nulla di buono, visto che il film di cui mi sto occupando è un altro, ma l'argomento è lo stesso, quell'oscura caccia alle streghe (comuniste) che scompaginò la dorata Hollywood degli anni 40 e che finì per triturare anche uno scrittore del calibro di Dashiel Hammett, finito in prigione e poi morto proprio perché si appellò al quinto emendamento pur di non cedere al ricatto. Ma torniamo al nostro film: anzi, torniamo al Prestanome. Il cui pregio è di mettere in scena non solo l'oscurantismo di quegli anni, ma il dramma umano, nella sua più completa interezza, così da diventare una cosa di tutti. Ecco quello che manca a questo film, per me: più attendibile per quel che riguarda l'analisi dei fatti e dei personaggi, più documentato, più storicamente dettagliato ma che non coinvolge, come vorrebbe, sul piano emotivo perché, senza togliere nulla alla perizia con la quale Bryan Cranston si avvicina al personaggio, rimane sempre confinato nella scintillante Hollywood, quella delle ville e delle piscine da sogno per intenderci, distanti mille miglia dai nostri grigi condomini. E se la seconda parte risulta più incisiva della prima, e se tutti gli sforzi di quest'uomo che scrive e scrive sono ben sottolineati, alla fine non hai che un unico desiderio: tornare a rivedere Il Prestanome.

CIVICO32, presso il Cortile Cafè | via Nazario Sauro 24/b | Bologna

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