APPUNTI DI CINEMA: IL CASO SPOTLIGHT di Tom McCarthy

Recensione di Dhany Coraucci

In un film d’inchiesta giornalistica, di solito, il rigore e un certo distacco giovano alla storia consentendo una maggiore obiettività e verità nell’esposizione dei fatti. Ed è quello che si prefigge questo film, asciutto, determinato e scrupoloso nel narrare un pezzo di storia scabrosa e sconvolgente che portò alla luce un problema che ancora, a distanza di anni, è immerso nella più cupa penombra: la pedofilia che si annida nella Chiesa. Non si può fargli una vera critica perché le intenzioni sono delle migliori e i risultati sono ineccepibili, il ritmo è abbastanza sostenuto e gli attori bravi, ma quello che ho provato io mentre lo guardavo è che nel tenere fede alla sua fermezza giornalistica, ad un certo punto, si perde la misura del problema. Mi spiego meglio: partendo da un caso, il team Spotlight arriva a scoprirne addirittura 90 e solo nella città di Boston. Questa orribile scalata di numeri caratterizza tutta la seconda parte. E non dico che rimangono solo dei numeri, ma forse si perde la gravità di una forma simile di violenza. E non dico che tale violenza andava mostrata, perché il film è intenzionalmente di stampo giornalistico, sarebbe però bastato evocarla. Come accade col Kurtz di Apocalipse Now, dove non vediamo altro che la sua faccia nell'ombra, devastata, eppure percepiamo tutta la mostruosità di ciò che racconta: ebbene, in questo film, manca secondo me un momento forte, perfido in cui quei “numeri” si traducono in dolorosa realtà e se si tenta di farlo all'inizio, riportando qualche testimonianza delle vittime degli abusi, forse per quel distacco che il regista si impone, non se ne da allo spettatore la vera “misura”, il vero Orrore.

 

CIVICO32, presso il Cortile Cafè | via Nazario Sauro 24/b | Bologna

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