APPUNTI DI CINEMA - THE HATEFUL EIGHT di Quentin Tarantino

Recensione di Dhany Coraucci

Dopo i magnifici 7, gli odiosi 8: non si può dire che Tarantino non ci avesse avvertito. Un’inaspettata gentilezza da parte sua, considerando che dal vivo è antipatico forte (ho avuto l’occasione di incontrarlo). Non si può nemmeno dire che questa sua ultima fatica non replichi in tutto e per tutto il suo (ormai prevedibile) stile: discorsi prolissi e poi un bel massacro finale, condito con ettolitri di salsa al pomodoro (o al ragù? I pezzetti di cervello abbondano). Mi fa sorridere ripensare al discorso che ha fatto sul palcoscenico del Golden Globe, mentre riceveva il premio per la colonna sonora in vece di Ennio Morricone: quanto si è profuso in complimenti e prodigato in lodi nei confronti del nostro amato compositore, quando alla musica, nel suo film, è dedicato il lasso di tempo più ristretto a cui abbia mai assistito (e udito). Del resto parlano sempre, gli odiosi 8, non c’è spazio per nient’altro. Quasi tre ore di chiacchiere con la (finta) bufera che fa da sottofondo, non si può dire che non si sia arrivati alla scena finale con una certa apprensione (e liberazione!). Tenta, Tarantino, di alleggerire il mattone infarcendo la storia con sfiziosi capitoli: per fortuna, quelli, sono meno di otto. Probabilmente sono l’unica, ma mi sono un po’ rattristata per Jennifer J. Leigh, lei, la mia Dorothy Parker preferita (Mrs Parker e il circolo vizioso, 1994); nonostante abbia detto che questo sia stato un ruolo che l’ha emozionata, a me, vederla così, in una ridicola versione de L’esorcista mi ha fatto pensare, e spero di sbagliarmi, che ultimamente non deve avere avuto grandi registi a corteggiarla.

 

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