APPUNTI DI CINEMA: REVENANT di Alejandro Gonzàlez Iñárritu

Recensione di Dhany Coraucci

Il film è molto crudo, perfino brutale, ma ciò che mi è rimasto dentro, nel ripensarci, sono i sussurri del vento, il delicatissimo ticchettio dell'acqua che scorre o l'opaco fendersi del ghiaccio sotto i piedi. Mi è rimasta dentro la poesia non solo di quei luoghi incontaminati ma anche di una civiltà perduta (massacrata, in verità) per la quale non vi sarà mai congruo pentimento. Eppure per tutto il film sono pochissime le concessioni poetiche, il realismo con il quale racconta il wild west è impressionante e non fa favori a nessuno. Si apre con una battaglia pazzesca tra il gelo e il fango che ti toglie il fiato, ma è solo il primo dei pugni allo stomaco che ricevi, perché di battaglie o, per meglio dire, di lotte, si narra sempre. Contro la morte, contro il freddo, la fame, il dolore, il tradimento e anche i bei ricordi. Ho visto tutti i film dedicati ai nativi americani, ho visto negli anni ritrarre quei popoli con sempre maggiore sensibilità e sensi di colpa e pur ricordandomi un altro meraviglioso capolavoro “solitario” (Corvo Rosso non avrai il mio scalpo, Sydney Pollack 1972), mai li ho visti così come li racconta Iñárritu. Forse sono i paesaggi che ha scelto, forse sono le riprese strenuamente volute con una luce naturale, forse sono i lunghi silenzi o la musica splendida di Sakamoto (con Alva Noto) che torna al cinema dopo moltissimi anni o forse è il talento sovrumano, quasi alieno di Leonardo di Caprio (solo per il pesce e il cuore che addenta crudi io gli darei un premio) ma anche quello straordinario di Tom Hardy; una cosa è certa: ne sono completamente affascinata.

CIVICO32, presso il Cortile Cafè | via Nazario Sauro 24/b | Bologna

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